Il bravo di Venezia

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Venerato un tempo da tutta Napoli, bandito poi dalla città in seguito alle trame ordite da uno spietato nemico, dopo varie peregrinazioni segnate dall’onta dell’onore perduto, all’alba del Settecento Abellino giunge a Venezia. Nelle cenciose vesti dell’ultimo dei vagabondi e dei reietti, si aggira per le calli, incutendo spavento e timore coi tratti alterati del suo viso, degni del più orribile degli angeli caduti.
Una triste condizione, che lo spinge verso un destino ineluttabile: diventare il bravo di Venezia, il più temuto e inafferrabile bandito della città dei Dogi.
Di lì a poco compare al cospetto del supremo magistrato della Serenissima un giovane di straordinaria bellezza, capace di confondere la mente e l’anima di ogni fanciulla. Dice di essere un aristocratico fiorentino, di chiamarsi Flodoardo e di essere in grado di liberare la città dai bravi, innanzi tutto dal più ripugnante ed efferato di tutti: Abellino.
La risolutezza del giovane convince il Doge, che scaccia ogni sospetto di trovarsi davanti a un avventuriero. La sua avvenenza, inoltre, non tarda a fare breccia nel cuore di Rosabella, l’incantevole nipote del supremo magistrato.
Opera dello stesso autore de Il monaco, primo romanzo gotico inglese della storia, Il bravo di Venezia è un avvincente racconto ambientato in una Venezia in cui nulla è ciò che sembra.
Da grande conoscitore della letteratura tedesca, Lewis lo ricavò riadattando una storia di Heinrich Zschokke. Viene oggi riproposto in una traduzione italiana capace di restituire il duello epico e carico di mistero che l’alimenta, e di catturare l’attenzione del più smaliziato dei lettori odierni.

«Un’opera che si distingue per varietà e imponenza degli episodi. E per l’immaginario ricco, potente e fervido dell’autore».
Samuel Taylor Coleridge

«Un romanzo di inizio Ottocento ricco di suspense e mistero».
Marzia Fontana, il Venerdì


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